Prima la preghiera islamica nelle celle mortuarie dell'ospedale «Mater Salutis» di Legnago, poi il trasferimento all'aeroporto di Bologna dove ad attenderli hanno trovato un volo diretto per Casablanca, in Marocco. È cominciato ieri mattina l'ultimo viaggio di Nadia El Hesnaoui, 30 anni, e di suo figlio Mohamed, di cinque, le vittime del terribile rogo scoppiato a Casaleone nella notte tra l'1 e il 2 dicembre scorsi.
La donna ed il bimbo erano nella loro casa di via Roma quando, poco prima di mezzanotte, si è sviluppato un incendio al piano terra, forse causato da un termosifone difettoso. Con loro c'era anche il capofamiglia Khalid, 34 anni, che si è lanciato da una finestra per poi tentare di rientrare nell'abitazione per spegnere le fiamme. Ma per Nadia e Mohamed non c'era purtroppo più nulla da fare: all'arrivo dei soccorsi erano già deceduti per asfissia e sono stati trovati abbracciati sul letto.
Ieri, Khalid, unico superstite della tragedia, non aveva alcuna voglia di parlare, si limitava a ringraziare amici e parenti che gli porgevano le condoglianze. Sguardo fisso nel vuoto, il giovane padre e marito, secondo chi gli è stato vicino in questi giorni, non si rende ancora conto del dramma che gli è capitato. «Khalid è sconvolto», racconta il fratello Rachid, «non riesce a darsi pace per non essere stato in grado di salvare la sua famiglia, solo il tempo e il conforto di chi gli vuole bene potranno aiutarlo ad andare avanti». Rachid poi lancia un appello: «Basta con le cattiverie, si è sparsa la voce che Nadia fosse incinta, non era vero. E c'è chi dice che Khalid sia scappato: è completamente falso, lui voleva rientrare ma gli è stato impedito».
Nell'atrio delle celle mortuarie si sono radunate più di 30 persone. Seguendo le procedure del rito funebre islamico, le donne hanno lavato i corpi di Nadia e del piccolo Mohamed per purificarli in vista della sepoltura. Successivamente, le salme sono state avvolte in dei sudari bianchi e la camera ardente aperta a parenti e amici. All'interno della stanza, Ali Anouar, Imam e guida spirituale del Centro islamico di Verona, ha guidato la preghiera dei fedeli mussulmani. Ad assisterlo c'era anche Badr Stitou, responsabile dell'associazione culturale islamica «Al Wifaq» di Legnago. «Non si è trattato di una benedizione», sottolinea Stitou, «perché nella nostra religione solo Allah può farla, noi abbiamo pregato per preparare Nadia e Mohamed all'incontro con Dio». Al termine del rito, le salme sono state messe all'interno di due bare e caricate sul carro funebre. Poco dopo mezzogiorno, il mezzo è partito dall'ospedale per raggiungere l'aeroporto di Bologna. Sull'aereo che ha riportato madre e figlio in Marocco sono saliti anche Khalid e altri parenti, che rimarranno una settimana a Casablanca. «Desideriamo ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine in questi tragici momenti», dice Khalid, «incluse le forze dell'ordine, i soccorsi e il consolato del Marocco che si è fatto carico delle spese per il rimpatrio delle salme».

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