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giovedì 11 dicembre 2014

Nadia e suo figlio Mohamed uniti nell'ultimo viaggio


Prima la preghiera islamica nelle celle mortuarie dell'ospedale «Mater Salutis» di Legnago, poi il trasferimento all'aeroporto di Bologna dove ad attenderli hanno trovato un volo diretto per Casablanca, in Marocco. È cominciato ieri mattina l'ultimo viaggio di Nadia El Hesnaoui, 30 anni, e di suo figlio Mohamed, di cinque, le vittime del terribile rogo scoppiato a Casaleone nella notte tra l'1 e il 2 dicembre scorsi. 

La donna ed il bimbo erano nella loro casa di via Roma quando, poco prima di mezzanotte, si è sviluppato un incendio al piano terra, forse causato da un termosifone difettoso. Con loro c'era anche il capofamiglia Khalid, 34 anni, che si è lanciato da una finestra per poi tentare di rientrare nell'abitazione per spegnere le fiamme. Ma per Nadia e Mohamed non c'era purtroppo più nulla da fare: all'arrivo dei soccorsi erano già deceduti per asfissia e sono stati trovati abbracciati sul letto.
Ieri, Khalid, unico superstite della tragedia, non aveva alcuna voglia di parlare, si limitava a ringraziare amici e parenti che gli porgevano le condoglianze. Sguardo fisso nel vuoto, il giovane padre e marito, secondo chi gli è stato vicino in questi giorni, non si rende ancora conto del dramma che gli è capitato. «Khalid è sconvolto», racconta il fratello Rachid, «non riesce a darsi pace per non essere stato in grado di salvare la sua famiglia, solo il tempo e il conforto di chi gli vuole bene potranno aiutarlo ad andare avanti». Rachid poi lancia un appello: «Basta con le cattiverie, si è sparsa la voce che Nadia fosse incinta, non era vero. E c'è chi dice che Khalid sia scappato: è completamente falso, lui voleva rientrare ma gli è stato impedito».
Nell'atrio delle celle mortuarie si sono radunate più di 30 persone. Seguendo le procedure del rito funebre islamico, le donne hanno lavato i corpi di Nadia e del piccolo Mohamed per purificarli in vista della sepoltura. Successivamente, le salme sono state avvolte in dei sudari bianchi e la camera ardente aperta a parenti e amici. All'interno della stanza, Ali Anouar, Imam e guida spirituale del Centro islamico di Verona, ha guidato la preghiera dei fedeli mussulmani. Ad assisterlo c'era anche Badr Stitou, responsabile dell'associazione culturale islamica «Al Wifaq» di Legnago. «Non si è trattato di una benedizione», sottolinea Stitou, «perché nella nostra religione solo Allah può farla, noi abbiamo pregato per preparare Nadia e Mohamed all'incontro con Dio». Al termine del rito, le salme sono state messe all'interno di due bare e caricate sul carro funebre. Poco dopo mezzogiorno, il mezzo è partito dall'ospedale per raggiungere l'aeroporto di Bologna. Sull'aereo che ha riportato madre e figlio in Marocco sono saliti anche Khalid e altri parenti, che rimarranno una settimana a Casablanca. «Desideriamo ringraziare tutte le persone che ci sono state vicine in questi tragici momenti», dice Khalid, «incluse le forze dell'ordine, i soccorsi e il consolato del Marocco che si è fatto carico delle spese per il rimpatrio delle salme».

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